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"IL MONDO INTORNO ALLA PERLA: NASCITA, COLTIVAZIONE, TIPI DI PERLE"
La perla ha origine organica, e ha una struttura costituita da strati di cristalli di carbonato di calcio, essenzialmente aragonite e un po’ di calcite (82/92%), sovrapposti l’uno sull’altro, da conchiolina, una proteina (sostanza organica) con funzione cementante (4/14%), da acqua (2/4%) e da elementi in traccia come MN, Mg, K, Li, Cl, Potassio ecc.
La perla di Tahiti è prodotta da un mollusco, la pinctada margaritifera cumingi, che ha un diametro medio di 12/14 cm. e vita media di 12 anni.
Un corpo estraneo che entra in contatto con guscio e mantello provoca una reazione di difesa, la produzione di perlagione, che lo isola in un sacco perlifero.
Se un piccolo organismo non riesce a penetrare nel mantello, ma vi resta bloccato, muore e verrà ricoperto dalla perlagione: è la perla blister naturale.
La coltura della perla: dopo la selezione e l’allevamento dei molluschi, si inserisce nelle gonadi un nucleo di madreperla proveniente da un mollusco del Missisippi insieme ad un pezzetto di epitelio. La tipica colorazione delle perle di Tahiti dipende forse dall’epitelio usato per l’innesto, ma forse anche dalle condizioni ambientali della crescita, non è ancora certo. Il colore dell’ostrica è legato alla presenza di un pigmento organico melaninico, che la rende unica.
Difficile riuscire a fare più di 3 innesti, il mollusco invecchia, ma ancora lo si può sfruttare per creare le blister coltivate, fissando un nucleo di ¾ o sferico tra mantello e guscio.
Poi ci sono i keshis, perle senza nucleo che si formano accidentalmente a seguito di un innesto non riuscito perfettamente, e infine i mabés, che sono materiali perlacei compositi.
La perla di Tahiti è prodotta da un mollusco, la pinctada margaritifera cumingi, che ha un diametro medio di 12/14 cm. e vita media di 12 anni.
Un corpo estraneo che entra in contatto con guscio e mantello provoca una reazione di difesa, la produzione di perlagione, che lo isola in un sacco perlifero.
Se un piccolo organismo non riesce a penetrare nel mantello, ma vi resta bloccato, muore e verrà ricoperto dalla perlagione: è la perla blister naturale.
La coltura della perla: dopo la selezione e l’allevamento dei molluschi, si inserisce nelle gonadi un nucleo di madreperla proveniente da un mollusco del Missisippi insieme ad un pezzetto di epitelio. La tipica colorazione delle perle di Tahiti dipende forse dall’epitelio usato per l’innesto, ma forse anche dalle condizioni ambientali della crescita, non è ancora certo. Il colore dell’ostrica è legato alla presenza di un pigmento organico melaninico, che la rende unica.
Difficile riuscire a fare più di 3 innesti, il mollusco invecchia, ma ancora lo si può sfruttare per creare le blister coltivate, fissando un nucleo di ¾ o sferico tra mantello e guscio.
Poi ci sono i keshis, perle senza nucleo che si formano accidentalmente a seguito di un innesto non riuscito perfettamente, e infine i mabés, che sono materiali perlacei compositi.





